Ospitalità Campana

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Origini

Foto del “casale degli Stanchi” anche detto “Casal Barone”

Già in epoca medioevale (476-1492), i contadini meridionali, per sfuggire, prima, ad attacchi e razzie dei barbari, e, poi, alle guerre tra Longobardi e Normanni, seguirono la tendenza istintiva a vivere lontano dai campi che coltivavano su concessione dei feudatari o dei loro vassalli a cui dovevano consegnare gran parte del raccolto (1). In questi terreni i contadini costruivano depositi agricoli e pagliare che non servivano come abitazioni in quanto, con l’approssimarsi della sera, rientravano nei più sicuri centri abitati (2). Nella seconda metà del 700’, con la maggior sicurezza ed il lungo periodo di pace garantito dall’avvento dei Borboni sul trono del Regno di Napoli (1734-1806), i contadini che lavoravano le terre a valle dell’Universitas Civium (3) di Frigento cominciarono a vivere in maniera stabile in quelle costruzioni rurali “per non salire sul monte con disaggio” (4) Questo portò alla formazione dei Casalium Frequenti (poi diventato Frigenti), agglomerati di case rustiche sparsi nell’intero territorio che oggi corrisponde a quello del comune di Sturno ed all’epoca faceva parte del feudo dalla famiglia Caracciolo di Torella che amministrava i terreni per il tramite di famiglie dell’ Universitas Civium di Frigento a loro fedeli di cui almeno tre (Grella, Testa, Graziosi, Stanco) diedero nome ad altrettanti Casali (siamo alla fine del sistema feudale quando la figura dei vassalli aveva lasciato il posto ad una sorta di amministratori/proprietari terrieri ai quali i feudatari, in cambio dei loro servigi, cominciavano a concedere la proprietà di terreni all’interno del territorio feudale avviando, in tal modo, il processo di disfacimento dei grandi latifondi) (5). 

Il “Casale degli Stanchi”, chiamato anche Casal Barone come ancora oggi viene identificato (6), prese nome dall’omonima famiglia il cui cognome, mutato in Stanco, è oggi tra i più diffusi nel comune di Sturno.  

Il “Casale della Vecchia” prese nome, invece, da una famiglia proveniente da altra zona dell’Irpinia che riuscì ad acquistare i terreni sui quali in seguito furono edificate la Chiesa e la piazza centrale di San Michele per poi rivenderli e spostarsi in altri paesi vicini. Ciò spiega perché il cognome “Della Vecchia” non esiste a Sturno mentre si riscontra in alcuni centri limitrofi (26). 

Il “Casale dei Greci” o “Casale dello Sturno”, invece, non prese nome da una famiglia di proprietari terrieri ma, probabilmente, dalla provenienza greco/albanese dei suoi abitanti (27). La leggenda vuole che in questo casale vi fosse un’osteria dove era tenuto in gabbia uno Storno (in dialetto locale “sturno”) da cui il secondo nome di “Casale dello Sturno” che, nel tempo, arrivò a comprendere tutti i casali di Frigento sotto l’unica denominazione “Casalium Sturni” (28).dalla quale deriva il nome definitivo attribuito al comune con la sua istituzione nel 1809.

Palazzo Grella-Calò in Frigento, via S. Giovanni

Inscrizione sulla chiava di volta che é diventata il logo dell’”Antica Dimora Grella”

Stemma gentilizio delal famiglia Grella

Il “Casale della Grella” comprendeva i terreni concessi dai Caracciolo o acquistati da altre famiglie ai quali i Caracciolo li avevano concessi, dal capostipite della famiglia notaio don Giuseppe della Grella nato nel 1610 e giunto da Sessa Aurunca all’Universitas civium di Frigento nella metà del 600’ come amministratore delle terre dei Caracciolo di Torella (7) insediandosi nell’attuale palazzo Calò di Frigento.
Il figlio, don Cesare Giovanni Battista della Grella nato nel 1650, continuò l’attività del padre allargando i confini del Casale con l’acquisizione di atri terreni limitrofi fino a comprendere tutta l’attuale zona, all’epoca agricola ed oggi centro di Sturno, della attuale chiesa di San Domenico (8), rifacimento di quella originaria di cui in seguito.
Nella seconda metà del 600’ i “della Grella”, come molte famiglie abbienti dell’Universitas civium di Frigento, spostarono la propria residenza dall’Universitas Civium di Frigento ai Casali adeguando a proprie residenze alcuni edifici rurali costruiti dai contadini sui loro terreni. La prima residenza della famiglia della Grella nel Casale pare che fosse un edificio rurale non molto grande che oggi corrisponde all’ala sinistra del palazzo Baronale con ingresso dall’attuale via Trento. Dunque la prima residenza della famiglia della Grella fu anche il primo nucleo del successivo palazzo Baronale (9). Man mano che la famiglia acquisiva altri terreni ed edifici rurali confinanti con i loro, li collegavano con gli edifici già di loro proprietà, trasformando sempre più il “Casale della Grella” in un vero e proprio quartiere di lignaggio (12).
Con questa modalità di accorpamento il notaio Giuseppe Grella, figlio di don Cesare Giovanni Battista edificò, nel 1693, l’”Antica Dimora” dove la famiglia si trasferì definitivamente lasciando la prima sistemazione provvisoria. L’incisione, ancora oggi visibile sulla chiave di volta di un ingresso secondario della dimora dall’attuale via S. Domenico, reca la data di fondazione ed il nome del fondatore nel quale appare il cognome “Grella”, ancora oggi molto diffuso in Sturno, e che proviene da “Grelle”. Ulteriore evoluzione dell’originario “Della Grella” (10). L’Antica Dimora, quindi, nasce come tipica dimora signorile settecentesca. Nell’androne è ancora conservato lo stemma gentilizio (25) al quale si aggiunse quello nobiliare del Barone Giuseppe ben visibile sull’imponente palazzo in stile neoclassico
Con l’aumentare del prestigio sociale e della ricchezza materiale ed a seguito di numerosi matrimoni con esponenti della famiglia Testa del “Casale dei Testa” (considerato uno dei Casali minori il cui territorio corrisponde all’attuale contrada Sterparo ancora oggi adiacente al territorio sopra individuato come “Casale della Grella” e dove sorgeva una corte agricola con un portale la cui chiave di volta recava la inscrizione “Marciano dei Testa 1690” di cui oggi resta solo una fotografia che testimonia l’ubicazione del Casale e la più antica data di costruzione rinvenuta nei Casali. La differenza di soli tre anni con la data di costruzione dell’antica dimora dimostra il forte legame tra le due famiglie e la probabile contemporaneità del loro insediamento nei rispettivi Casali) (11).

L’originaria chiesa di S. Domenico demolita a seguito del sisma del 1980

L’importanza assunta dal “Casale della Grella” nei primi anni del 700’ ed il ruolo svolto dalla famiglia Grella nel raggiungimento dell’indipendenza religiosa dei Casali, è testimoniata dalla nomina del notaio don Giuseppe Grella a sindaco di Frigento proprio nel momento cruciale dell’istituzione della prima parrocchia (13) dei Casalium Frigenti che ebbe sede nella chiesa di San Domenico “costruita dalle fondamenta nel Casale della Grella” (14), proprio di fianco all’”Antica Dimora”.
Nel 1713 la piccola chiesa, eretta per volontà dal Principe di Torella Domenico Francesco Caracciolo (non a caso intitolata ai S.S. Domenico e Francesco) (15), fu dallo stesso donata con atto del notaio Angelo Evangelista di San Nicola Baronia, “all’universalità dei Casali” rappresentati proprio dal notaio Giuseppe Grella, sindaco di Frigento proveniente dai Casali, da don Domenico Testa (del Casale dei Testa), da don Domenico di Leo e da don Guglielmo Graziosi (del Casale dei Graziosi) (16).
Nel 1714, in esecuzione all’autorizzazione data nel 1702 dal Cardinale Orsini di Benevento, la piccola chiesa di San Domenico fu eretta a prima parrocchia autonoma dei Casali così sancendo l’indipendenza religiosa dei Casalium Frigenti dall’autorità Ecclesiastica di Frigento (17),

Ai primi dell’800’, durante il decennio della dominazione francese del Regno di Napoli, la famiglia Grella raggiunse l’apice della sua influenza sia in campo religioso, riuscendo ad ottenere la seconda Parrocchia dei Casali presso la Chiesa di San Michele con diritto di giuspatronato (nomina del parroco) sia in campo politico, adoperandosi per ottenere l’indipendenza amministrativa dei Casali dall’universitas civium di Frigento proclamata nel 1809 con editto del re Gioacchino Murat che sanciva la nascita del comune di Sturno (18) del quale don Domenico Grella fu il secondo sindaco dal 1811 al 1812 (19) (epoca delle riforme Napoleoniche con le quali la dicitura Comune sostituì quella di Universitas civium con legge del 1808 e furono introdotti gli organi di democrazia rappresentativa ed il giuramento, che i nuovi amministratori per l’anno 1813 fecero davanti al sindaco uscente Don Domenico Grella, di esercitare le cariche nel rispetto del codice Napoleonico, “garantendo gli interessi del Comune e proteggendo li comunisti poveri distribuendo a ciascuno di essi la dovuta giustizia”) (20), sia in campo sociale, con il titolo di Barone acquisito, a seguito della partecipazione alla campagna Napoleonica di Russia, da Giuseppe Grella, il più giovane dei tre figli del notaio Pantaleone Grella (unico della famiglia insignito del titolo di “Magnifico”) e nipote del notaio don Giuseppe già sindaco dell’Universitas civium di Frigento (21).

Palazzo e villa Baronale Palazzo De Juliis

Portale interno con stemma Palazzo De Juliis

Nello stesso periodo anche il Casale, ormai denominato Grella, raggiunse il suo massimo splendore con il completamento, a seguito del titolo nobiliare, del palazzo Baronale mediante l’unificazione, con l’attuale imponente facciata di stile neoclassico, di quel nucleo originario, prima dimora della famiglia nel Casale, con altri fabbricati rurali vicini.
Nella seconda metà dell’800 fu edificato il palazzo De Juliis, inizialmente, su di un terreno di proprietà della famiglia Grella ubicato di fronte all’ala sinistra del palazzo baronale (lungo l’attuale via Trento dove tuttora c’è l’ingresso principale)(22) e poi estesosi verso l’alto, parallelamente all’Antica Dimora, incorporando altri edifici già esistenti.
Si dice che a seguito del matrimonio di un esponente di questa ricca famiglia di proprietari terrieri con la figlia di Don Pasquale Grella, il mediano dei tre figli del citato notaio Pantaleone e più volte sindaco di Sturno (23), le due dimore fossero state collegate tra loro da un passaggio pensile sull’attuale via San Domenico che sarebbe stata abbattuta durante la prima guerra mondiale (24).

1 – Notizia tratta da https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/comuni/sturno

2 – Da pag. 19 del libro “Dai Casali di Frigento al Comune di Sturno” di Michele Sisto – 1996. I prossimi riferimenti a questa fonte, per brevità, saranno “dalla pag. ….. di M. Sisto”.   

3 – Le universitates definite anche universitas civium del Regno (o semplicemente “universitas civium”), è il termine che generalmente indicava i comuni dell‘Italia meridionale, sorti già sotto la dominazione longobarda e successivamente infeudati con le conquiste dei Normanni. Durante il dominio di Federico II già si usava il termine “Comune” per indicare i centri abitati, mentre Carlo I d’Angiò lo mutò in “Universitas civium” (dal latino “universi cives” che significa “unione di tutti i cittadini”), ordinando la distruzione dei sigilli comunali. Le universitas civium sopravvissero sino all’abolizione del feudalesimo avvenuta con decreto del 2 agosto 1806, ad opera di Giuseppe Bonaparte il quale reintrodusse il termine “Comune” ancora oggi utilizzato (dalla voce “Universitas” nell’enciclopedia Wikipedia ma anche alle pagg. 50-52 di M. Sisto). Da pag. 44 di M. Sisto

5 – Da vari testi sul feudalesimo  

6 – Da pag. 46 di M. Sisto

7- dall’articolo “Palazzo Grella, un gioiello d’arte nel cuore di Sturno” di Valerio Massimo Miletti – Rivista XD comunicazione e informazione – 08/05/2018. I prossimi riferimenti a questa fonte, per brevità, saranno “dall’articolo di V.M. Sisto”   

8 – Da pagg. 46-47 di M. Sisto e da detto articolo di V.M. Milletti

9 – Da detto articolo di V.M. Milletti

10 – Tale inscrizione contradice la tesi esposta alla pag. 47 del libro di M. Sisto dove si afferma che la versione definitiva del cognome Grella risale ad inizio 700’.

11 – Dal punto 4 alla pag. 47 e dalla nota 3 pag. 81 di M. Sisto

12 – Da detto articolo di V.M. Milletti 

13 – Dalla nota 3 pag. 81 di M. Sisto

14- Dalla nota 1 a pag. 31 di M. Sisto il quale riporta tra virgolette la frase facendo riferimento al contenuto dell’atto di donazione. Da tale fonte si se evince che il Casale nel 1713 si chiamava ancora “della Grella” e che probabilmente tale rimase il suo nome mentre il cognome si era già evoluto in Grella nel 1693 come indicato nella precedente nota 8. 

15 – dalla pag. 31 di M. Sisto

16 – Dalla nota 1 alla pag. 31 di M. Sisto

17 – dalle pagg. 30-31 di M. Sisto

18 – dalla pag. 41 di M. Sisto

19 – dalla nota 3 alla pag. 81 di M. Sisto

20 – dalle pagg. 53-54 di M. Sisto

21 – dalla pag. 41 di M. Sisto

22 – dalla voce “Palazzo De Julis” sotto la parola “Sturno” nell’enciclopedia Wikipedia

23 – dalla nota 2 alla pag. 63 di M. Sisto

24 – come riferito da Maria Vittoria Vicario una delle attuali proprietarie della antica dimora ma di cui, ad oggi, non é stata trovata alcuna prova fotografica

25 – dalla voce “Palazzo Grella-Vicario” sotto la parola “Sturno” nell’enciclopedia Wikipedia che riporta interamente la nota 3 alle pagg. 82-83 di M. Sisto

26 – dalla pag. 46 di M. Sisto

27 – dalle pagg. 44-45 di M. Sisto

28 – La leggenda é riportata in https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/comuni/sturno

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